Gabriele TOCCAFONDI
SOTTOSEGRETARIO DI STATO

 

 

 

28/11/2016

REFERENDUM, LE RAGIONI DEL SI'

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Quello che Silvio Berlusconi diceva il 2 agosto del 1995 alla Camera dei Deputati, poco dopo la fine del suo primo governo, all'inizio della sua storia politica, è stato per molti il vero manifesto delle riforme del centrodestra.

Rafforzamento dell'esecutivo, più stabile, capace di prendere decisioni; abolizione del bicameralismo perfetto, creazione di una camera delle autonomie, dei rappresentanti delle regioni; spezzare la logica del consociativismo e quindi del debito pubblico, del non prendere mai decisioni. Forse più semplice far ricordare alcuni di questi passaggi direttamente da chi li argomentò, Silvio Berlusconi: “...L'equazione tra elezione diretta del vertice dell'esecutivo e sistema autoritario è falso...Il rafforzamento dell'esecutivo si accompagna ad un rafforzamento del mercato e dei suoi protagonisti...Da noi per governare al minimo è necessario il massimo di precarietà e di straordinarietà...È tempo in cui tutto ciò finisca. I cittadini hanno il diritto ad avere una stabilità, fornendo ai governi gli strumenti utili per attuare i loro programmi...È necessaria una riforma del sistema bicamerale che anche per l'eccessivo numero di parlamentari, comporta inutili sprechi di lavoro. Basta governi deboli, prigionieri di maggioranze che riescono a stare insieme solo facendo dello scambio politico la loro vera identità...Non deve esserci più spazio per il balletto dei governi, per il sequestro della decisione politica da parte di potenti apparati di partito...L'Italia dei partiti, fondata sul sistema elettorale proporzionale e sulla dottrina non scritta del consociativismo, si permetteva il lusso di immaginare un futuro che però non doveva arrivare mai”.

Adesso sembra tutto scomparso e dimenticato. Per anni l’azione politica di Berlusconi e di tutto il centrodestra aveva questi obiettivi. Abbiamo scritto nei programmi, argomentato, difeso, votato queste idee in parlamento e nelle piazze per 20 anni.

Un'azione che nel 2005 portò il parlamento e la maggioranza di Centrodestra ad approvare una riforma costituzionale poi bocciata dal referendum del 2006 da parte della sinistra di rifondazione ma anche dell'Ulivo. Una riforma che nei contenuti poco discostava da quella per cui voteremo il 4 dicembre, i pilastri dell'attuale riforma sono gli stessi, e anche l'esigenza di cambiare rimane la stessa, quello che cambia è l'atteggiamento di chi per venti anni ha cercato questo cambiamento.

“Il referendum è una battaglia decisiva fra quanti vogliono che il Paese cambi e quanti vogliono la conservazione. Ma spiegherò anche che se la riforma non dovesse passare, sarebbe la fine di qualsiasi sogno di riforme per molti anni ancora. L’Italia non può permetterselo”. Queste non sono parole di Matteo Renzi ma di Silvio Berlusconi nel 2006 (8 Giugno 2006). Ancora Berlusconi il 17 giugno 2006: “Bisogna votare sì contro l’Italia dei no(…). Il no sarebbe proprio la pietra tombale per l’ammodernamento dello stato”.

È proprio così. Lo pensavo nel 2006, lo penso anche adesso. Io non cambio idea e spero che la stessa cosa sia possibile per tanti che hanno combattuto in questi venti anni per il cambiamento. 

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